People:*laughing three blocks away from me*
Me:It’s me. They’re laughing at me…
Ho passato le vacanze di Natale nella nota città di New York.
C’è forse bisogno che vi parli di questa località? Non penso: ci siete stati oppure l’avete vista mille volte nel vostro apparecchio televisivo o attraverso il telefono portatile.E New York è proprio come la vedete nei film: grande, fumosa, piena di palazzoni, coi deli a ogni angolo e la gente che ti sbatte addosso.
Questa è la mia seconda volta a NYC, ma della prima visita ricordo solo un maglioncino nero e il fatto che stavo scivolando sulla Fifth Avenue davanti Tiffany rischiando di rompermi una gamba. Colazione nel reparto ortopedia.
E invece cosa ricorderò di questo viaggio? Un fottio di cose. Ho amato tutto anche se sono stanco morto. Abbiamo camminato per ore, per giorni, a volte sembrava di attraversare il deserto del Gobi e non ricordo di aver mai camminato così tanto in vita mia. È stato come sentire per la prima volta le mie gambe e più volte ho accarezzato l’idea di lasciarmi morire tra la la 36 e Broadway (nomi a caso) o trascinarmi come una lumaca dispettosa fino all’albergo. Però New York va vista così: camminando. A conti fatti sono contento e ho rassodato molto le cosce, quindi doppia vittoria.
Io vi faccio una listina timida di cose che secondo me dovete fare e vedere.
Poi esiste il libero arbitrio, qui ain’t no Bandersnatch.Pastrami queen - È un localaccio con un proprietario antipatico nell’Upper east side dove si mangia, ovviamente, pastrami. Minuscolo, costoso e brutto, ma ne vale la pena. Il pastrami ti riempie come la tristezza la domenica sera, ma secondo me è buono e lo rimangerei. Non prendete il patatone gigante (né fritto, né al forno): l’ho odiato come si odiano i parenti che stanno per andare via e invece si fermano all’ingresso a parlare. I due ragazzi seduti al tavolo accanto al nostro hanno speso duecento dollari e ho giurato sulla mia matrioska di Hannah Montana che un giorno anch’io spenderò tutto il mio stipendio in pastrami.
New York public library - È un posto meraviglioso perché c’è tanto silenzio. Come una chiesa, ma senza l’ipocrisia e con meno stucchi dorati. E poi a Natale, che ve lo dico a fare? Un incanto. Ci siamo seduti nella sala lettura e abbiamo tirato via le sedie con movimenti millimetrici per non disturbare le vecchiettine super cute che leggevano. Il negozietto è adorabile e molto ben fornito: se potete, comprate qualcosa per sostenere la biblioteca. Non dimenticate di andare a vedere gli orsetti originali di Winnie Pooh nella sezione per bambini nel basement e di dare un occhio alle bellissime illustrazioni sulle pareti.
Whitney - Un museo super polished e con molta personalità nel Meatpacking District. Al momento c’è una retrospettiva con moltissime opere di Warhol. Molto grande, molto ben organizzato e con del personale gentilissimo. Sono come quelli che chiedono le firme in Buenos Aires: basta incrociare lo sguardo ed è F.I.N.I.T.A. Non mi ricordo a quale piano ho visto tutta roba concettuale con neon e lampadine, ma nella stanza delle lampadine mi sono anche steso per fare la famosa EXPERIENCE e ha cominciato a girarmi la testa e mi sono cadute tutte le monetine dalla tasca. E questa, figli miei, è la ragione per cui non bisogna mai fare movimento fisico.
Books of wonder - È la libreria che ha ispirato quella del film C’è posta per te, il film educato e romantico con Meg Ryan vestita da suora laica. Ci sono solo libri per bambini e young adults, il personale è adorabile ed è veramente fornitissima, con delle edizioni molto rare in esposizione. Prendete assolutamente la bellissima shopper. Io sono stato in quella nell’Upper west side, ma ce n’è anche un’altra, Dio solo sa dove (che cos’è una mappa?)
Guggenheim - L’edificio stesso è un’opera d’arte (me l’hanno detto, io sono solo un ragazzo semplice che viene dalla provincia). Al momento c’è un’interessante esposizione temporanea dedicata all’artista Hilma af Klint. La permanente è un tantinello deludente, ma ci può stare. Molto affollato, ma non come il MoMA, o forse è perché la gente si disperde meglio nella spirale dell’edificio. Lo shop è molto carino (e costoso).
Amc cinemas - Una semplice catena di cinema. Abbiamo visto Mary Poppins returns, il film sulla tata spocchiosa e senza un contratto. La cosa particolare di questi cinema (ora non so se in tutti lo fanno, devo informarmi) sono le poltrone. Noi siamo entrati come dei pulcini ignoranti e abbiamo subito notato che tra una poltrona e l’altra e anche tra le file c’era uno spazio anomalo. Perché? Ci siamo chiesti, tremando di incertezza e paura. Poi ci siamo seduti e abbiamo visto che sulla sinistra della seduta c’era un pulsantino. Un pulsantino. Abbiamo provato a premere e la poltrona ha cominciato ad allungarsi! Non la smetteva più, si allungava all’infinito come quel gatto in quel meme antico e a un certo punto sembrava di stare in un resort a Polignano a mare, solo coi popcorn al posto dei cavatelli. Per la prima volta in vita mia, mi sono addormentato durante una proiezione, un po’ per la stanchezza, ma soprattutto perché il film è debolino assai.
Greenwich village - È quello famoso, lo conoscete tutti, ma vale la pena visitarlo. Il mio quartiere preferito insieme all’Upper west side. Abbiamo visto i graffiti famosi di Haring nella piscina dove siamo entrati dalla porta secondaria grazie a un inserviente gentilissimo, che chiameremo Giuseppe. Il problema è che Giuseppe ci ha lasciati lì e a un certo punto non sapevamo più che fare. Una coppia di amici doveva raggiungerci e non riusciva a entrare, perché bisognava accedere da un’altra parte e posso dire solo che ci siamo ritrovati con un poliziotto e una signorina del Parks and recreation department che però aveva freddo e quindi è rientrata.
Al Village trovate anche la carinissima Washington Square (coi famosi tavolini con la scacchiera), una libreria con delle occasioni fantastiche della quale non ricordo il nome e Jack’s wife Freda, un localino dove ho mangiato un panino con la bistecca portoghese delizioso. Ah, lì hanno le cannucce di carta (in generale da tutte le parti ho visto uno spreco di plastica veramente assurdo). Camminando, siamo stati adescati da PERLA (nome vero) una commessa del negozio di creme costose ARIANNA (nome vero) che ci ha fatto provare i sali del Mar Morto dicendo “se siete italiani allora è vicino”. Certo, è subito sopra Pescara.Waitress - New York significa Broadway e Broadway significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato. Io ho scelto Waitress, il musical di Sara Bareilles. Se volete vedere un musical e non avete preso il biglietto in anticipo, recatevi ai BARACCHINI per prenderli a prezzi scontatissimi. Ce n’è uno in Times Square, ma è letteralmente preso d’assalto dalla gente, quindi noi siamo andati a quello di Seaport, una località sul mare vicino Savona. I miei compagni di viaggio hanno optato per Kinky Boots, ma io non potevo dire di no a Sarina mia adorata. Sara è la mia stella, la mia Sant’Agata, la mia cugina di primo grado. Ho trovato un biglietto in seconda fila e ok, avrò il torcicollo per TUTTA LA VITA, ma ne è valsa la pena. Se vi piacciono i musical, le storie di provincia e rivalsa, e le canzoni scritte bene con testi fenomenali, allora questo show è perfetto. Altrimenti andate a vedere altro e non rivolgetemi più la parola e cancellate il mio nome e il mio numero dalla vostra rubrica cartacea di Poochie.
Mood - Se non avete mai visto Project Runway, allora saltate questo paragrafetto. Certo, è da maleducati, ma non sarò certo io a dirvi come vivere la vostra vita. Mood è lo store dove i designer che partecipano al reality show vanno a comprare i tessuti. Nascosto al terzo piano di uno stabile anonimo nel Garment district, è un’esperienza fenomenale di colori, pizzi e zip colorate glitterate. Un consiglio: se andate, non chiedete di Swatch, il cane mascotte del negozio. La ragazza mi ha detto “he’s not here”, ma secondo me è morto e questo spiegherebbe il suo ritratto all’entrata. Non voglio rovinarvi la giornata ma, ripeto, SECONDO ME È MORTO.
Bubby’s - Ci siamo andati il giorno di Natale ed è stata un’occasione adorabile. Ho mangiato uno degli hamburger più buoni della mia lunga vita (quest’anno vado per i 57) e dei pancake che definire deliziosi è poco. Quindi dirò che erano davvero deliziosi: mi sembra abbastanza. Bellissima atmosfera, personale super gentile (ma questo devo dire praticamente ovunque) e ho provato anche l’eggnog, che per me però è troppo dolce. Noi siamo stati in quello a Tribeca, ma se non erro ce n’è anche un altro, DIO SOLO SA DOVE.
MoMA - Uno dei musei più famosi di New York. E uno dei più affollati. Ci siamo andati in un giorno di pioggia ed è stato praticamente impossibile fare una visita decente. Ma nonostante questo lo consiglio perché al MoMA ci sono delle opere d’arte mastodontiche e delle esposizioni temporanee veramente interessanti. Andate all’apertura, o poco prima della chiusura o in un giorno di sole. Insomma, siate strategici, bambini miei. Ma andate, e fate come me: piangete like bitches davanti allo splendore de Gli stati d’animo di Boccioni (li trovate anche in un’altra versione al Museo del ‘900 a Milano) o alla magnificenza delle opere di Monet.
Ah. La gente faceva la fila per stare un secondo davanti alla Notte stellata e poi andava via. Please, se dovete essere questo genere di persone, non andate nei musei, ma recatevi al centro commerciale Fiordaliso, appena fuori Milano.Korea town - Non è un quartiere, ma una via con dei negozi coreani, alcuni ristoranti e quarantasei karaoke. Ci troverete prodotti di cosmesi, cartoleria kawaii e i poster della vostra star k-pop preferita. Se non avete una star k-pop preferita, allora ritengo doveroso cominciare a trattenere il respiro fino a perdere i sensi.
Glossier - Pensate a Sephora che incontra l’Apple store che incontra lo spirito dei defunti prodotti allo zucchero filato Aquolina. Questo è il flagship Glossier, uno dei concept più interessanti di New York. Le commesse sono vestite con delle tute da meccanico rosa, tutto è rosa e super pastello, soft e invitante. Il personale è preparatissimo e una delle cose più ingaggianti è la parte del check out: non dovete portare con voi i prodotti alla cassa. Pagate direttamente alla commessa dando il vostro nome e il sacchetto coi prodotti arriva su una giostrina meccanica in cassa da una soffitta misteriosa. Ovviamente il mio sacchetto è caduto a terra, ma NO PROBLEM! I prodotti vengono messi in una pouch rosa di pluriball.
Nota di Emily: il brand si è imposto anche grazie alla comunicazione su Instagram, quindi se siete interessati, date un occhio.Coney Island - Si trova all’estremità meridionale di Brooklyn, ma da Manhattan bastano circa quaranta minuti. Ho insistito tantissimo per andare perché avevo bisogno di un luna park sul mare super triste hipster melancholia per dare un senso alla mia vita. E la visita non mi ha deluso: abbiamo mangiato da Nathan’s (Philly cheesesteak e altre schifezze) e ci siamo diretti verso il mare. Una volta sulla sabbia, ho cominciato a correre verso l’acqua come un gabbiano nervoso e mi veniva quasi da tuffarmi per raggiungere le mie sorelle seppie sui fondali marini. Poi però non l’ho fatto e mi sono limitato a fare foto alla Wonder wheel e agli uccelli maleducati. C’era anche un molo (i moli vanno un casino in America). Un posto veramente carino e molto molto americana.
Frick collection - Una collezione capricciosa e singolare subito all’uscita di Central park (DIO SOLO SA QUALE USCITA). Le opere d’arte sono importanti tanto quanto gli ambienti. C’era una stanza turchese Tiffany talmente stucchevole ed esagerata che a un certo punto ho deciso che avrei vissuto lì per sempre e hanno dovuto chiamare la sicurezza per trascinarmi via di peso. “Lasciatemi andare”, gridavo, come la pazza nei parcheggi dei supermercati.
La Esquina - Di questo posto non voglio anticiparvi niente. Cibo messicano mangiato al bancone o prenotando nella misteriosissima sala interna. Molto particolare, molto losco but in a good way, molto buoni i taco, molto instagrammabile, sia dentro che fuori. Ci trovate la salsa piccante Valentina.
Praticamente di fronte c’è un posto di cheesecake molto kawaii.Williamsburg - È il noto quartiere hipster di Brooklyn. E quando dico hipster, intendo che in confronto gli hipster di Milano sembrano dei geometri di Rovigo. Molto affascinante, coi classici negozi alternative: un pezzo di ogni cosa a prezzi astronomici. Ho mangiato delle polpette con dentro gli spaghetti e sapete che vi dico: ho amato tutto. Ah, e ho comprato una figurina del baseball perché ho deciso che il baseball è il mio nuovo sport preferito e ho tutta l’intenzione di cominciare a seguirlo dalla prossima stagione e niente potrà fermarmi. Ci sarà un campionato in Italia? Vorrei tanto tifare l’equivalente baseball della Sampdoria. Nel negozio Happy socks ho chiesto alla commessa di farmi uscire sul retro perché avevo visto tre zucche e dovevo assolutamente fotografarle. La commessa mi ha detto: “torna in primavera”. Che è un po’ la risposta che darò a qualsiasi domanda d’ora in poi.
Ah! Non perdete il tramonto al Domino park e Fuego, un negozio di cose messicane (durante il viaggio mi è venuta l’ossessione estetica per i lucha libre).Bon, questa è la mia lista, anche se ci sarebbe tantissimo altro da dire. Abbiamo visto tutte le cose tipiche e mangiato tutto il mangiabile e se dovessi citare tutto diventerebbe una nenia infinita. Ho indicato quelle che, secondo me, sono le cose assolutamente da non perdere.
E lo ammetto, gli angoli nascosti e preziosi un po’ me li tengo per me perché ogni viaggio deve essere unico e cucito sulla persona.Io vi consiglio di viverla un po’ da turisti e un po’ come pazze scappate di casa. Seguite le mappe, ma scoprite anche i vicoletti (magari non di notte) e se a un certo punto non riuscite più a reggere la tensione di una città meravigliosa e dalle infinite possibilità, sentitevi liberi di gridare: a New York gridano tutti come dei tacchini allevati a terra.
Sembra di stare a casa di mia madre la domenica mattina.
ps: se volete qualche glimpse in più sul viaggio, potete dare un occhio alle stories e alle foto su ig.
La migliore recensione su New York finora
uds:
chissà di che nazionalità saranno gli unici che urlano nel gatwick express.
secondo me non è che le istituzioni europee siano tendenzialmente poco flessibili nei confronti dell'italia per via di complicate proiezioni macroeconomiche, di rischi di default o di percentuali da rispettare per legge.
mi sa che semplicemente i rappresentanti degli altri stati ue hanno avuto a che fare in vita loro con il tipico turista italiano all'estero e hanno giurato di farla pagare a tutta la nazione in ogni modo.
e vai a dar loro torto, peraltro.
TGV Parigi-Torino, ora. Coppia italiana over 40 alla mia sinistra si guarda i filmini delle vacanze sul telefono a pieno volume, mentre qualcuno dal gruppo di italiani seduti di fronte decide di spruzzare del profumo in tutto il vagone per rendere il viaggio più confortevole.
Aggiornamento:
La parte maschile della coppia over 40 si è unita in conversazione col gruppo dei profumieri. Tema: il Louvre.
TIZIA A: Siamo stati fortunati, c’era poca coda e siamo riusciti a vedere la Gioconda da vicino [mostra la foto del quadro].
TIZIO B: Eh noi non ci siamo riusciti, c’era troppa gente. E sì che avevo giurato che l’avrei riportata in Italia! Hahaha!
TIZIO C: Posso vedere la foto? Anche noi ci abbiamo provato ma c’era troppa gente e siamo andati via.
Apartment blocks as seen from the viewing platform of the Juche Tower in Pyongyang, North Korea, on August 24, 2018. (Carl Court/Getty Images)
uds:
chissà di che nazionalità saranno gli unici che urlano nel gatwick express.
secondo me non è che le istituzioni europee siano tendenzialmente poco flessibili nei confronti dell'italia per via di complicate proiezioni macroeconomiche, di rischi di default o di percentuali da rispettare per legge.
mi sa che semplicemente i rappresentanti degli altri stati ue hanno avuto a che fare in vita loro con il tipico turista italiano all'estero e hanno giurato di farla pagare a tutta la nazione in ogni modo.
e vai a dar loro torto, peraltro.
TGV Parigi-Torino, ora. Coppia italiana over 40 alla mia sinistra si guarda i filmini delle vacanze sul telefono a pieno volume, mentre qualcuno dal gruppo di italiani seduti di fronte decide di spruzzare del profumo in tutto il vagone per rendere il viaggio più confortevole.
#art #artist #artoftheday #artsy #beautiful #creative #draw #drawing #gallery #graphic #graphics #illustration #instaart #instaartist #instagood #masterpiece #paper #pen #pencil #photography #photooftheday #picture #sketch #sketchbook #morof
https://www.instagram.com/p/Br-744DDJY5/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=1cvdpeinqxq6l








